Scherma: iniziare in età adulta? Si può fare!

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A volte capita di pensare che la pratica sportiva sia un’attività da intraprendere esclusivamente in età giovanile; noi in casa Leonessa crediamo invece che per iniziare a praticare uno sport non ci siano limiti di età, ma soltanto una questione di “volontà”.

Giordano Moreni, atleta master che ha imparato a maneggiare un fioretto in età adulta, ci racconterà la sua esperienza.


“Ho trent'anni, lavoro come dipendente e coltivo un'allarmante quantità di interessi e passioni. Una di queste, forse la passione per antonomasia, è la scherma.

Mi avvicino al concetto di combattimento armato nel 2008, bazzicando per qualche anno ambienti in cui l'aspetto folkloristico risultava fortemente predominante su quello sportivo o atletico. Posso considerare il 2013 come l'anno della svolta: a 24 anni conosco Giovanni Rapisardi, maestro d'arme esercitante nella provincia di Padova, e con lui il mondo della scherma olimpica - fino ad allora trascurato nella convinzione che rappresentasse più un tradimento che un'evoluzione di quella che ai tempi pensavo essere la vera scherma. Su quest'ultimo punto mi sarei presto ricreduto. Giovanni mi mette in guardia con un'arma all'epoca a me ignota, la sciabola, e di lì a qualche mese mi introduce a Gianluca Zanini, istruttore nazionale in procinto di avviare un corso di scherma storica all'interno del nascituro Club Scherma Leonessa.

Nel 2014 perciò entro in casa Leonessa: dapprima come atleta di scherma storica, più tardi come atleta master di scherma olimpica. Conosco i maestri Giuseppe Alongi e Jacopo Inverardi, gli istruttori regionali Carlo Morosini ed Elena Orizio, nonché numerosi giovani atleti capaci e aperti al più sano confronto, persino verso novizi amatoriali come chi scrive. Anche per loro merito, negli anni realizzo che lo scambio tra l'antico e il moderno è talmente profondo da potersi considerare in realtà una sola disciplina declinata in armi e regolamenti diversi. Alla lunga avrei ricevuto conferma di ciò dagli ottimi risultati ottenuti nell'ambito storico per mezzo della pratica olimpica.

Da praticante "tardivo", non posso che riconoscere in prima persona un cospicuo numero di benefici provenienti dalla pratica schermistica: se l'agonismo è ragionevolmente ridimensionato a un livello dilettantistico, resta a piena potenza l'acquisizione di abilità di destrezza, reattività, velocità di elaborazione mentale, percezione di sé e dell'altro. La scherma è foriera anche di una forte eticità: il rispetto verso il fronteggiato che culmina nell'esigenza di un formale saluto e nella retribuzione di una stretta di mano, la disciplina, lo sprone benefico del più forte verso il più debole ad onta di una prevaricazione.

Infatti, e qui concludo il mio prolisso intervento, la scherma non si limita a consegnare mere competenze tecniche o atletiche: l'individualità della disciplina non necessariamente premia l'individualismo dell'atleta e questo il maestro Giuseppe Alongi l'ha inteso alla perfezione, favorendo una realtà all'interno della quale la socializzazione e la coesione del gruppo sono i pilastri su cui poggia l'intera struttura societaria.”