Intervista ad Andrea Baldini

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Un paio di giorni fa, abbiamo avuto il piacere di intervistare il Campione Olimpico (Londra 2012) di Fioretto Maschile: Andrea Baldini. Atleta di enorme talento ed esperienza con un importantissimo palmares alle spalle:

- Giochi olimpici: 1 Oro;
- Mondiali: 5 Ori - 4 Argenti - 2 Bronzi;
- Europei: 8 Ori - 2 Argenti - 5 Bronzi;
- Campionati italiani 5 Ori - 4 Argenti - 6 Bronzi;
 

Andrea, però, non è soltanto sinonimo di “successo”... è anche un uomo di grandi “valori”. Andiamo a leggere ciò che ha avuto da dirci.
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B: “Ciao Andrea, come stai? È un piacere averti tra noi!”.

A: “Ciao Beppe , tutto bene grazie. Piacere mio!”. 

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B: “Parlare di scherma è sempre bellissimo... chi meglio di te per raccontare questo meraviglioso sport?! Iniziamo dal principio. A quanti anni e come hai iniziato a praticare questo sport?”

A: “Ho iniziato quando avevo 5 anni e mezzo. I miei genitori portarono me e mio fratello (Matteo, allora aveva otto anni) a provare questo sport misterioso, ma che di fatto io né loro conoscevamo. E’ stata infatti un idea di mia nonna , Iole , spingerci a muovere i primi passi col fioretto al Club Scherma Fides Livorno , il tutto, a due passi da dove abitavamo. E’ stato un amore a prima vista!”.

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B: “Quest’anno ne compirai 34 ... quindi vuol dire quasi 30 anni di scherma, sono davvero molti! Nel corso di questo lungo periodo - magari da piccolo - hai mai pensato di dedicarti ad altro o prenderti una pausa?”

A: “Quando avevo 6-8 anni giocavo anche a calcio, questo perché a scuola nessuno oltre me praticava scherma... convinsi allora i miei genitori a seguire il gruppo dietro al pallone. Mi piaceva giocare a calcio , ma fortunatamente gli allenatori di entrambi gli sport mi spinsero a sceglierne uno in modo da dedicare anima e corpo ad un solo obbiettivo sportivo. Scelsi la scherma e da quel momento in poi non ho mai più pensato di prendermi nessuna pausa di riflessione. È il mio gioco preferito!”.

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B: “Quando ti sei approcciato per la prima volta – forse - non avrai pensato ad una “carriera agonistica”; cos’è che ti ha spinto o incentivato ad intraprendere questo modo di vivere lo sport?”

A: “Certo, inizialmente era un piacevole gioco: la lezione col maestro , gli assalti con i compagni , la ginnastica per la coordinazione. Era come una seconda scuola. I mie genitori mi accompagnavano in sala alle 15:30 per poi riprendermi la sera; talvolta rimanevo anche a fare il corso con i ragazzi più grandi. Non avevo altri pensieri in testa. Col passare degli anni , le gare passarono da regionali a nazionali, poi ancora internazionali. I risultati arrivarono quasi subito in età giovanile, così anche la carriera agonistica piano piano prese piede da sé senza volerlo. Mi ricordo però un momento chiave di quei primi anni: Nel ‘96 vidi in televisione Alessandro Puccini vincere l’oro nelle Olimpiadi di fioretto ad Atlanta; in quel momento, a soli 11 anni, decisi che sarei voluto essere come Lui!”.

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B: “Ho avuto il piacere di conoscerti bene... ricordo perfettamente gli anni trascorsi assieme tra le pedane, prima da rivali poi come compagni di squadra. Ho una memoria stupenda su Trapani 2004, Mondiale U20, al quale partecipammo conquistando la nostra prima medaglia! Ti ricordi?”

A: “Se la memoria non mi inganna... te avevi battuto il rumeno Saliscan per la medaglia di bronzo, mentre io venivo malmenato dal russo Ganeev sulla pedana accanto. Poi a squadre ci siamo presi una bella rivincita - proprio sui russi - e siamo saliti sul gradino più alto del podio mondiale per la prima volta al grido di “super alons!”

B: “Adesso che mi ci fai pensare... mi vien da sorridere. È stata davvero una bellissima esperienza! Quello che mi ha sempre colpito – oltre le indiscutibili doti tecniche - era la tua determinazione e quella forza mentale con la quale non ti davi mai per vinto, nemmeno sul 14-0. Da cosa pensi nasca questa tua forza interiore? Questa voglia di “confronto” senza mai temere il tuo avversario, raccontacela!”

A: “Non è mai capitato di trovarmici , però non esagerare... sul 14 a 0 mi darei per vinto anche io ah ah ah! Ho sempre rispettato molto i miei avversari, spesso anche temuti, però quando calavo sul volto la maschera, un Andrea diverso da quello di tutti i giorni prendeva il sopravvento. Mi sembrava di poter sfidare il mondo intero col fioretto, alla conquista di quel sogno che sapevo cristallino e che dovevo proteggere per poterlo vedere un giorno realizzato. Era una forza che veniva da dentro. Parlavo molto con me stesso , mi isolavo durante le gare, mi sentivo un cavaliere bianco. Forse ero solo un ragazzo con molta immaginazione”.

B: “Direi che la tua immaginazione si è presto trasformata in realtà! Ci sono stati momenti nei quali hai pensato di non farcela? Se si... come li hai affrontati e gestiti?”

A: “Ogni categoria ha avuto i suoi ostacoli duri da superare. GPG per muovere i primi passi, Cadetti per entrare a far parte della nazionale giovanile, gli U20 per confermarsi, poi il salto di categoria nel mondo Assoluti e i grandi campioni stranieri da dover battere.. tutte fasi della carriera che - per la grande selezione nella scherma in Italia - hanno sempre richiesto alti rendimenti per avere la possibilità di continuare a inseguire quel sogno che avevo scelto a 11 anni. Si ho avuto paura tante volte di non farcela, ma ho lottato e creduto nei miei mezzi. Ho avuto la fortuna di avere persone attorno che hanno creduto in quello che facevo e, soprattutto, persone che invece non ci credevano affatto. Quando sento che qualcuno vuole mettermi i bastoni tra le ruote ingiustamente o non crede in me... tiro fuori veramente le unghie.

B: “Mi stai quindi dicendo che anche un Campione Olimpico ha avuto paura?”

A: Certamente. Ne ho avuta tanta. Anche quel giorno a Londra. Portavo la paura di non reggere la pressione lunga 8 anni e di non riuscire a rendere per quello che valevo. Non ho vinto quella medaglia individuale che andavo cercando, ma quel giorno e per qualche ora.. laggiù su quelle pedane, mi sono sentito invincibile. Poi fortunatamente arrivò la medaglia d’oro a squadre

B: ”Wowww questa è sicuramente una risposta che interesserà molto tutti quei giovani che praticano lo sport. Sarà molto importante per loro apprendere che anche i “super eroi” hanno attraversato momenti di difficoltà e paure. Le tue dritte su come uscirne e su come affrontare questo... saranno perle da custodire per tutti loro, ne sono certo!”.

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Passiamo adesso al domandone!

B: “Per raggiungere grandi traguardi, ti sarai dovuto allenare parecchie ore al giorno (senza contare i giorni di trasferte), magari facendo anche dei sacrifici. Come sei riuscito a coniugare il binomio scuola sport ?”

A: “A scuola andavo benino. fino al liceo non ho avuto grossi problemi, i professori avevano anche capito gli impegni e chiudevano un occhio. L’ Università invece è stata ben più complicata... ho cambiato indirizzo molte volte, senza davvero concludere molto per diversi anni. La scherma era diventata la mia unica vera priorità, nonché il mio lavoro. Non erano soltanto le molte ore in palestra o le assenze alle lezioni. Il fatto era che quando stavo sui libri pensavo alla gara successiva, alla qualificazione da ottenere. Ero totalmente assorbito dalla scherma. Ho dovuto quindi fare delle scelte e fare una triennale a rilento e un po’ sacrificata nei voti. Piano piano però mi sono laureato.

B: “Sembra che tu ci sia riuscito perfettamente! Svariate medaglie, una laurea e un master che stai seguendo a Boston, dico bene?”

A: “Si. la triennale non mi aveva lasciato soddisfatto. Volevo una preparazione superiore, soprattutto dedicarle più tempo. Così, potendo utilizzare anche quelli che erano stati i miei risultati sportivi, sono riuscito a fare domanda e ad essere preso ad un Master di studi di secondo livello negli Stati Uniti: Flethcer School of Law and Diplomacy.”

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B: “Cosa dire Andre... è davvero sorprendete quanto la voglia e la determinazione portino a raggiungere certi obiettivi, complimenti!
Raccontaci un po’ cosa hai provato... nello stringere in mano quella fantastica medaglia a Londra 2012? Al di là del valore intrinseco, quanto “pesa e cosa significa” questa nella tua vita?”

A: “È stata una giornata stupenda, le emozioni durante quella finale contro i giapponesi sono ancora indelebili nella mia mente. Poi quell’ultima stoccata e un urlo di gioia lungo una carriera. Si, quella medaglia a Londra ha un significato speciale, secondo forse solo all’ oro individuale ai Mondiali di Antalya 2009. La medaglia delle Olimpiadi di Londra, la custodisco gelosamente e ogni tanto mi piace toccarla per vedere se brilla ancora come quel giorno, ma la medaglia di Antalya non ho bisogno di guardarla, so’ già che luccica diversamente sintetizzando la mia carriera.

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B: “Tanta emozione traspare dalle tue parole, mi sono commosso anche io!
Baldo - così ti fai chiamare - seppur giovanissimo, hai già alle spalle una vita vissuta a 3000Km/h, colma di esperienze che non soltanto andranno ad arricchire la tua persona, ma ti saranno certamente utili nei tantissimi anni che ti aspettano.
Cosa ti piacerebbe suggerire a tutti quei ragazzi e ragazze che, come te, nutrono una passione per un qualcosa che non sia soltanto puramente “materiale” ? Consigli per crescere gestendo un equilibrio tra fatica e semplicità?”

A: “Consiglierei loro di inseguire il proprio sogno, di crederci nel profondo, domandandosi se si è dato il massimo alla fine di ogni giornata, cercando sempre di migliorarsi con curiosità e ambizione positiva. Non adattarsi e non arrendersi, ma anche non essere assorbiti solo dalla scherma, di guardare fuori dal finestrino. Consiglio di godersi il percorso e non guardare soltanto al traguardo finale.

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B: “Sono sicuro che le tue parole resteranno impresse nella mente di chi le ha lette. Ti ringrazio davvero tantissimo per aver scelto di condividere con noi tutto questo. Salutandoti, auguriamo un futuro colmo di altri successi e mille altri obiettivi da raggiungere". 

A: “In bocca al lupo a tutti voi del CS Leonessa. Un abbraccio virtuale. Alla prossima!”.

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Brevissima sintesi sulla vita di un campionissimo della scherma. Gioie, paure, vittorie, sconfitte, esperienze e tanti consigli utili su come approcciarsi a questo meraviglioso sport. Non soltanto un campione, ma un vero e proprio appassionato di scherma.
Ancora grazie Andrea, arrivederci!

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Intervista a cura di:
Giuseppe Alongi.