Agonismo si, agonismo no.

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Premesso che, come già anticipato nell’articolo precedente, fare sport è la cosa davvero importante... oggi parleremo delle due facce, seppur diverse ed opposte, della stessa medaglia.

Gare si, gare no? Cosa si intende per Agonismo o Amatorialità?

Agonismo non inteso come fissazione, prevaricazione o ricerca spasmodica del risultato migliore, ma bensì come forma di crescita interiore, un modo diverso ed alternativo per mettere in pratica le proprie “competenze” testandone l’effettiva efficacia. Strumento utile per mettere in discussione - positivamente - se stessi, giocando con punti di forza e fragilità che, normalmente, compongono ogni essere umano. 

Agonismo non come qualcosa che divide, ma bensì unisce: è solo con il lavoro quotidiano di tutto il gruppo che le singole individualità crescono, maturano e si evolvono; un circolo che si autoalimenta perché un gruppo che cresce fa crescere il singolo, le singolarità che crescono aumentano la crescita del gruppo. 

Agonismo, non è un demone nato per mettere ansia nei cuori di bambini, ragazzi o adulti, ma bensì un modo alternativo di interpretare lo sport; è una voglia di confrontarsi con altri atleti in maniera alternativa ma mai angosciante, nevrotica né ansiosa. Potrebbe a volte capitare di imbattersi in realtà non in grado di supportare né tantomeno gestire atleti e gruppo, trasformando di fatto l’agonismo in un mostro dal quale doversi proteggere. È il contrario: bisogna proteggersi dall’inadeguatezza, l’inesperienza e la mancata formazione di certi “fantomatici formatori”, veri demoni per bambini, ragazzi e adulti.

Il non agonismo invece, viene associato alla parte puramente ludica dello sport. Questo, però, non vuol dire minor qualità o minore fruibilità di importantissimi contenuti tecnico-atletici. Il non agonismo è semplicemente una “scelta” - soltanto diversa, non meno importante di altre - di vivere lo sport, senza per forza sentirsi obbligati nel cimentarsi in trasferte o in più ore di allenamento. 

È importante sottolineare che, anche i frequentatori di corsi non agonistici, hanno degli obiettivi di crescita intesa a 360°. Già, perché “non agonismo” non è sinonimo di “non imparo”. Seguirà di fatto la seguente equazione: imparo + pratico = miglioro.

Attenzione però: non praticare agonismo per “paura di confrontarsi” o “paura di mettersi in gioco” (si sa, esiste la vittoria ma anche la sconfitta e, seppur vincere sia bello e gratificante, far comprendere che la sconfitta non è altro che il mezzo tramite il quale potersi migliorare è molto più difficile e complesso) non ci preserverà dal gestire situazioni amare nel corso della nostra vita, a qualsiasi età. 

Stessa cosa succede nel praticare agonismo con la sola voglia di schiacciare il prossimo elevando il proprio ego ai massimi livelli, concentrandosi soltanto ed esclusivamente sul proprio io, non vedendo di fatto quanto possa essere davvero bello e formativo condividere con gli altri questa bella esperienza.

Dopo aver parlato di alcuni aspetti positivi e contrari - senza dimenticare che non esiste scelta giusta o sbagliata purché, questa, sia sana e libera da preconcetti e paure - siamo davvero sicuri che entrambi gli aspetti siano davvero così distanti tra loro? 

Un punto in comune, seppur con metodologie talvolta differenti, lo si potrebbe trovare: “migliorare se stessi imparando a stare con gli altri”.

A voi la scelta!

“Sempre e comunque: viva lo sport”.

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Giuseppe Alongi